Storia del Brunello di Montalcino

Nicoletta

05 maggio 2021 by Nicoletta

L'affascinante sviluppo imprenditoriale della prima DOC d'Italia

Tutto ha inizio dal Medioevo e da una strada, la Via Francigena. La strada non è mai transitata direttamente da Montalcino ma da Torrenieri, subito a valle rispetto alla collina dove sorge il borgo. Ma il passaggio particolarmente significativo avvenne nel XIII secolo, quando Montalcino ottenne il privilegio di porto franco.
Ben presto Montalcino scoprì che viandanti ma anche viaggiatori illustri, mercanti, papi, imperatori che transitavano nel proprio territorio gradivano particolarmente i vini che vi venivano prodotti, e si sviluppò un fiorente commercio.
La Via Francigena costituiva l’asse fondamentale di spostamento longitudinale che collegava nord e sud dell’Italia già nel Medioevo. Era la strada che conduceva a Roma e fino alla Terrasanta, che conduceva dunque al centro della cristianità, un luogo dove chiunque avesse un ruolo di rilievo prima o poi doveva transitare.
Da Carlo Magno in poi ogni imperatore del Sacro Romano Impero ha transitato per queste terre,: regnanti, nobili, papi, cardinali e persone di ogni ceto sociale hanno percorso questa straordinaria strada, che qualcuno ha definito a ragione il primo segno tangibile dell’Europa unita ante litteram.
E se è vero che è la richiesta che crea il prodotto, con la presenza della migliore crème delle corti d’Europa, personaggi abituati a vini anche piuttosto raffinati, nacque il Moscadello. Solo nel Seicento questo primo prodotto verrà progressivamente sostituito da un grande sangiovese in purezza affinato per quattro o cinque anni in botte, il Brunello.

La corte d’Inghilterra importava vini di Montalcino per la mensa reale, come risulta da un carteggio di metà ‘600 conservato negli archivi. Un diario di viaggi del Conte Pieri del 1790 ne descrive esattamente nome, composizione ampelografica e dettagli degli anni di affinamento.
Dai primi decenni dell’Ottocento la famiglia Padelletti risulta che vendesse bottiglie di Brunello con etichette stampate già in tipografia, e nel 1875 la Commissione Ampelografica della Provincia di Siena redasse la più antica analisi chimico-degustativa ufficiale di un Brunello che ci sia pervenuta. Si tratta di un Castelgiocondo del 1843, un vino di 32 anni dal colore rosso rubino con 14,2 di alcol, acidità totale 5,1 e estratti secchi di 23,28.

Ma fu nel 1869 che Clemente Santi fu premiato con medaglia d’argento al Comizio Agrario del Circondario di Montepulciano per un Brunello anno 1865. Nel 1870 Tito Costanti partecipò all’Esposizione Provinciale di Siena con un Brunello anno 1865 e nel 1874 la Fattoria dei Barbi ottenne una medaglia d’argento dal Ministero dell’Agricoltura, primo premio nazionale per un vino di Montalcino.
Nel 1873 Gabriel Rosa scrive che il vanto maggiore e singolare del territorio di Siena è il vino. I vini di Brolio, di Montepulciano, di Montalcino e di Sinalunga sono all'epoca, indubbiamente, i migliori d’Italia.
Di particolare rilievo le 45 medaglie vinte in tutta Europa da Paccagnini, quelle vinte da Santi per un Brunello 1867, da Galassi per un Brunello del 1868, Anghirelli per un Brunello del 1869 e poi premi vinti da Carlo Padelletti, Ferruccio Biondi Santi, i fratelli Biondi di Castiglion del Bosco, Francesco Galassi, Riccardo Paccagnini, i fratelli Nozzoli e Ersilia Caetani Lovatelli.

In questo periodo gli agronomi di Montalcino svolgono ricerche fondamentali sul sangiovese, che vanno dalle selezioni clonali dei Biondi Santi al manuale di vinificazione del Brunello di Paccagnini. Montalcino nel 1900 era dal punto di vista demografico la terza città del sud della Toscana dopo Siena e Arezzo, un centro vivace di commerci agroalimentari che aveva nel Brunello il suo prodotto di punta, già allora famoso in Italia e fuori dai confini nazionali.

Ma è nella prima metà del novecento che Montalcino si evolve ulteriormente. Pochi forse sanno che è lì che si elaborano in questa fase idee di strategia di produzione e di mercato che sono alla base della moderna commercializzazione e vinificazione del vino di qualità italiano. Nel 1931 Fattoria dei Barbi inizia a vendere il Brunello per corrispondenza, con una lettera inviata a tutti gli avvocati e medici d’Italia. Negli stessi anni Biondi Santi inizia a spedire bottiglie di Brunello in USA e in vari paesi stranieri.
Significativa una vecchia foto del primo camion carico di bottiglie di Brunello diretto in America, e la innovativa bottiglia da 0,100 litri in confezione antiurto per l’invio dei campioni.

Nel 1933 dieci aziende di Montalcino partecipano alla prima Mostra Mercato dei Vini Tipici d’Italia a Siena e dichiarano una produzione complessiva di 4.850 ettolitri pari a 650.000 bottiglie complessive. C’è da considerare che quelle dieci aziende rappresentano circa un quinto della superfice del territorio vitivinicolo comunale di Montalcino, e conseguentemente anche della produzione.

Nel 1937 il Podestà Giovanni Colombini inaugura la prima Enoteca Pubblica d’Italia nella restaurata Fortezza, che per regolamento potrà vendere solo prodotti agricoli locali confezionati; tipicità, chilometro zero, uso della cultura e dei monumenti per valorizzazione dei prodotti locali sembrano veramente concetti molto attuali.
Nel 1950 la Fattoria dei Barbi realizza la prima cantina d’Italia aperta ed attrezzata per la degustazione e la vendita al pubblico del vino in bottiglia. Tutto questo oggi sembra totalmente normale ma a Montalcino tutto ciò è stato ideato e realizzato oltre mezzo secolo prima che nel resto d’Italia. Nel 1960 il Brunello di Montalcino è il primo vino in Italia ad essere insignito della DOC, e consegue la DOCG nel 1980.

Ma nel 1964 due eventi traumatici alterarono buona parte di quanto era stato creato con impegno. Il primo fu l’esodo dalle campagne verso le città a fronte dell’abolizione dei contratti mezzadrili, solo poche aziende vitivinicole già fortemente impoverite dalla guerra mondiale poterono trovare le risorse per riconvertirsi. Quando riuscirono a farlo, furono costretti ad ipotecare tutto il patrimonio agrario e immobiliare e in molti casi riuscirono a sostenere la situazione con grande difficoltà. Ma la maggior parte degli agrari aveva solo terre, case e vigne, che in quel momento non valevano molto, e così molte aziende dovettero chiudere. Il secondo elemento traumatico fu locale ma ugualmente rappresentò una forte alterazione negativa dello status quo. Con la realizzazione dell’Autostrada del Sole i grandi flussi furono deviati e la Cassia si ridusse ad un asse di spostamento locale.

All’improvviso, da Montalcino non passava più nessuno. Il paese perse improvvisamente la sua rilevanza e ciò fece crollare ulteriormente sia il mercato locale, che l’interesse del mercato nazione verso il Brunello e i prodotti delle campagne della zona. Un dato significativo esprime inequivocabilmente l’entità della crisi che subì il paese: in poco più di dieci anni il Comune perse il 70% della propria popolazione.

Furono necessari circa vent'anni per riorganizzare il sistema produttivo e commerciale, ma poi la ripresa fu rapida e decisa. Molti gli investimenti venuti da fuori e anche gli stessi produttori locali ebbero la capacità di rafforzarsi grazie ad una visione lunga e all’opportunità di avere in mano un grande prodotto già evoluto. Inoltre tra gli anni ‘80 e ‘90 si aprirono grandi spazi di mercato che permisero al Brunello di crescere in forma esponenziale.
Il successo del Brunello oggi è sotto gli occhi di tutti e riconosciuto ormai a livello globale.
 

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