Storia della Bonifica della Val di Chiana

Nicoletta

04 maggio 2021 by Nicoletta

Da Plinio il Vecchio a Leonardo da Vinci a Pietro Leopoldo, l’affascinante storia della Valle del Clanis

La Val di Chiana, ricordata come Clanis Aretinum da Plinio il Vecchio nella sua Naturalis Historia, è una valle che si estende per 60 chilometri dal fiume Arno presso Arezzo a nord, fino alla val di Chiana Romana presso Chiusi Scalo a sud. Occupa un’area di 15-20 chilometri di larghezza di cui fanno parte i comuni di Chiusi, Chianciano Terme, Montepulciano, Torrita di Siena, Sinalunga, Foiano, Lucignano, Marciano, Monte San Savino, Civitella, Cortona Castiglion Fiorentino, Arezzo, Castiglione del Lago, Panicale, Paciano e Città della Pieve. E’ solcata dal Canale maestro della Chiana per circa 50 chilometri ed è limitata ad est e ad ovest da rilievi collinari e montuosi. Fino all’epoca romana era percorsa in tutta la sua lunghezza dal fiume Clanis, oggi Chiana.
Gli Etruschi attuarono i primi interventi di regolamentazione del regime idraulico della zona, per rendere coltivabili i terreni e navigabile il Chiana sino al Tevere. La valle fu mantenuta a lungo talmente fertile e produttiva da essere conosciuta come “granaio dell’Etruria” fino alla fine dell’età Romana.
Le acque che defluivano in direzione del Tevere tramite il Clanis, con una pendenza limitata, ricevevano dagli affluenti grosse quantità di materiale intrasportabile che finirono per determinare l’impaludamento di tutta la zona.
Nel corso del Medioevo furono Orvieto, Arezzo, Perugia, Siena e Firenze dovettero fare i conti con il dissesto idrogeologico che aveva provocato il progressivo impaludamento della zona. Dante Alighieri nel canto XXIX vv. 46-49 dell’Inferno descrive così l’ambiente malsano della valle:

Qual dolor fora, se de li spedali
di Valdichiana tra il luglio e il settembre
e di Maremma e di Sardigna i mali
fossero in una fossa tutti insembre;
tal era quivi, e tal puzzo n’usciva
qual suol venir de le marcite membre.


La frammentarietà degli interventi, causata dalla precaria stabilità politica che caratterizzò il periodo medioevale e il primo Rinascimento, fu un ostacolo notevole alla necessaria opera di bonifica.
Al 1115 risale il primo intervento sulle acque della Chiana che vengono sbarrate attraverso la Chiusa dei Monaci. Firenze promosse questa iniziative per regolare le piene dell’Arno, anche se questo intervento provocò in modo decisivo l’impaludamento della valle.
Nel 1338 fu realizzato il primo tratto del Canale Maestro della Chiana nella zona di Arezzo per permettere alle acque di quell’area di defluire verso l’Arno: iniziò così il fenomeno dell’inversione delle acque della Chiana.
Tra il 1502 e il 1503, Leonardo Da Vinci elaborò, su incarico di Cesare Borgia (il Valentino), uno studio di sistemazione idraulica del territorio che prevedeva la costruzione di un canale navigabile lungo l’Arno fino a Pisa che comunicava con il lago Trasimeno. Il progetto, che non ebbe fortuna per l’opposizione pisana, prevedeva che la Val di Chiana funzionasse da bacino di compenso allo scopo di mantenere l’acqua costante nell’Arno. Dalla celebre veduta a “volo d’uccello” della Val di Chiana di Leonardo, conservata a Londra nella Biblioteca Reale di Windsor, si ricava che soltanto allo sbocco dell’Arno fino a Pieve al Toppo (circa 14 km) la situazione idrografica aveva un assetto regolare, mentre da Arezzo fino a Chiusi si estendeva un’intricata palude.
Solo quando, con la caduta di Siena nel 1555, tutto il territorio passò sotto il dominio dei Medici, poté essere elaborato un piano coordinato e completo di bonifica.
Con il granduca di Toscana Cosimo I l’escavazione del grande collettore già in funzione nella piana di Arezzo proseguì verso Sud. Il collettore, che prese il nome di “Canale Maestro della Chiana” raggiunse l’altezza dei porti di Cortona (vicino Foiano), facendo arretrare lo spartiacque a circa metà della valle.
Ulteriori lavori di bonifica della valle voluti da Ferdinando I de’ Medici spostarono lo spartiacque al lago di Montepulciano (1599). Sul terreno bonificato furono costruite le prime grandi fattorie granducali e le vie di comunicazione interne, indispensabili per il trasporto dei materiali agricoli.
Nel Seicento i lavori di bonifica ebbero una stasi dovuta a contrasti di ordine tecnico, economico e politico. Come Firenze, anche lo Stato Pontificio, confinante a sud della valle con il Granducato di Toscana, non era favorevole all’esecuzione dei lavori, per paura che la palude subisse uno spostamento verso le terre dello Stato della Chiesa.
A seguito della costruzione di un argine di sbarramento sul torrente Astrone prima della sua confluenza nel torrente Chiani si verificò l’innalzamento delle acque della Chiana fino a sommergere parzialmente la torre di Beccati Questo di Chiusi, che ancora nel 1789 era circondata dalle acque.
Nel 1653 si decise di dare inizio ad opere di allargamento e approfondimento del canale Maestro onde scongiurarne l’interramento. Mentre nel 1664 tra il governo granducale e la corte pontificia vengono stabiliti degli interventi coordinati per regolamentare le acque comprese tra i Chiari di Chiusi e di Città della Pieve. Attraverso il sistema alluvionale delle colmate, ideato da Leonardo, in vaste aree arginate venivano convogliate le acque dei torrenti in modo da far depositare il limo e i detriti trasportati, sollevarne il fondo e restituire al canale Maestro acque chiarificate.
Tra il 1703 ed il 1736 si definì ufficialmente presso Chiusi lo spartiacque tra la Chiana tributaria del Tevere e quella tributaria dell’Arno e la costruzione dell’argine di separazione in corrispondenza di questo spartiacque.
Nel 1737 l’opera di bonifica passò ai Lorena, che dettero un contributo concreto al raggiungimento dello scopo, inquadrando il discorso in un ampio panorama dì politica territoriale.
Nella seconda metà del ’700 la Chiana è quasi prosciugata dalla Chiusa dei Monaci (costruita nel 1551) al Callone di Valiano, con numerose colmate e zone acquitrinose ai lati del canale ed ampie strisce incoltivabili adibite al pascolo.
Con Pietro Leopoldo l’opera di bonifica viene inserita nella politica a favore delle campagne ed interessa tutte le opere necessarie per migliorare le condizioni degli abitanti, operare un definitivo risanamento della valle, costruire vie interne di comunicazione ed eliminare le gabelle intermedie.
Nel 1780 un concordato fra Pietro Leopoldo ed il Papa Pio VI stabilì la regolamentazione delle acque che scorrevano nella zona di confine e la costruzione di un argine artificiale sulle colline di Chiusi tra Chiusi Scalo e Città della Pieve per separare la Val di Chiana Romana (oggi Umbria) a sud, dalla Val di Chiana Toscana a nord, ponendo fine ai contrasti esistenti tra i due stati per le opere di bonifica della valle.
In tal modo il canale Maestro riversava in Arno le acque del bacino, comprese quelle del torrente Tresa un tempo immissario del Trasimeno, già convogliate artificialmente nel lago di Chiusi. Mentre il torrente Astrone scorreva verso sud, in Umbria, e si immetteva nel torrente Chiani.
Le opere, condotte dal 1789 al 1827, dall’aretino Conte Vittorio Fossombroni, confermarono che in Val di Chiana non c’era più bisogno di lavori che la rendessero fertile, ma di un’opera di manutenzione coordinata, al fine di stabilizzare le condizioni raggiunte dopo due secoli e mezzo di bonifica. Il Fossombroni, sostenitore del metodo di bonifica mediante “colmata”, propose di dare alla campagna circostante il canale Maestro della Chiana, una pendenza regolare, di abbassare nuovamente il livello della Chiusa dei Monaci e di quella del Callone di Valiano per aumentare lo scarico delle acque verso Arezzo. La direzione dei lavori dal 1838 al 1859 fu assunta dall’ingegnere fiorentino Alessandro Manetti. Dopo l’Unità d’Italia Carlo Possenti, ispettore del Genio Civile di Arezzo, completò i lavori. La bonifica si può considerare ultimata nel ventennio fascista.
Tratto dal sito dell’Ufficio Turistico del Comune di Cetona, che ringraziamo.


 

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